07 - October

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07 - October

Messaggio Da fabio.angioletti il Ven 14 Mag 2010, 00:16

Bono ha detto in una intervista: "Ottobre è un'immagine. Penso che siamo passati attraverso gli anni sessanta, e siamo passati attraverso un periodo in cui le cose erano in piena fioritura. Abbiamo avuto i frigoriferi e le automobili, abbiamo mandato degli uomini sulla luna, e tutti pensavano a quanto fosse grande il genere umano. E ora, essendo passati attraverso gli anni settanta e negli anni ottanta, è il periodo più freddo dell'anno, ed è dopo la stagione del raccolto: gli alberi sono nudi. Si possono vedere le cose, e alla fine ci si rende conto che forse in fondo non eravamo così svegli, ora che ci sono milioni di persone disoccupate, ora che abbiamo usato la tecnologia con cui siamo stati benedetti per costruire bombe per macchine da guerra, per costruire razzi e cose simili. Perciò Ottobre è una parola minacciosa, ma anche piuttosto poetica..."

Il gruppo voleva trovare le cosiddette ‘note di ghiaccio’: note chiare, scintillanti, cristalline dure ma splendide. October fu il risultato e se Bono la interpretò come una grande dichiarazione sulle verità eterne, il suo carattere scarno dice in realtà moltissimo sulla crisi, personale e creativa, attraversata dalla formazione. Non a caso October diede il titolo all’intero album, caratterizzato da forti tensioni e riflessioni.

Edge suona il pianoforte e questo suono è protagonista da cima a fondo di questa canzone molto particolare; per nulla rock, non ci sono strumenti tranne il pianoforte e la voce calda di Bono che recita una poesia (è la prima volta che si cimenta sul genere letterario poetico):

“October and the trees are stripped bare
Of all they wear.
What do I care?
October and kingdoms rise
And kingdoms fall
But you go on
And on.”

(Ottobre e gli alberi sono spogliati
Di tutta la loro veste.
Cosa mi importa?
Ottobre ed i regni sorgono
Ed i regni cadono
Ma tu vai avanti
E avanti).

Da sempre Bono fu influenzato dai grandi poeti irlandesi come Yeats e Joyce rivendicandone come vanto culturale. Nello specifico di October si è riferito in modo diretto con il poeta Kavanagh. Scrive il frontman: “Di Kavanagh mi ha sempre colpito la capacità di avvertire e descrivere la presenza di Dio anche nelle situazioni più normali, dalla consistenza della terra ai fili d’erba. Nei primi giorni di vita degli U2, quando ancora avevamo la testa piena di dubbi, pensavo sempre ad una sua frase che diceva: “Nessuno è mediocre, se è se stesso. Dio non crea altro che geni”. Mi ha aiutato molto, quella frase.”

Proprio in Kavanagh, Bono prende ispirazione per la stesura del suo testo; infatti in una delle poesie più intense dello scrittore irlandese – Innocenza – si hanno le stesse emozioni davanti alla natura. Ecco la poesia di Kavanagh:

Ora sono di nuovo tra le sue braccia d’erica
la rugiada d’un mattino d’estate indiana si posa
sulle sbiancate piante di patate –
Quanti anni ho?
Io non so i miei anni,
io non ho età mortale;
non so niente delle donne.
niente delle città,
non posso morire
se non varco queste siepi di biancospino.

L’influenza è evidente, in entrambi c’è anche la domanda introspettiva: “What do I care?” Per Bono e “What age I am?” per Kavanagh. Ancor di più l’affinità si intuisce dal fatto che lo scrittore nato a Inniskeen (nell’Ulster) scrisse – quando aveva l’età di Bono – una poesia intitolata proprio October, in cui riflette: “Scende di nuovo ottobre sulla mia vita […] e questi diciannove anni pesano sui miei piedi.”
Inoltre viene considerata un’altra opera poetica per l’influenza della stesura di October: All’autunno del 1821 del poeta inglese John Clare, che recita così:

Le foglie che cadono e gli alberi che muoiono
Ci insegnano a vivere
“Pagliaccio vagabondo”, sembrano dire
“Come te abbiamo vissuto e ora moriamo
Ma lo stesso destino aspetta anche te.”




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