09 - Stranger In A Strange Land

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09 - Stranger In A Strange Land

Messaggio Da fabio.angioletti il Ven 14 Mag 2010, 01:38

Si tratta di un episodio reale capitato a Bono durante la tournee di Boy. Un tentativo di contatto umano con un soldato alla frontiera di Berlino Est. Dopo il concerto tenutosi il 17 Febbraio 1981, i quattro raccolgono strumenti e bagagli per caricarli sul furgone che stanno utilizzando per girare l’Europa. La sera successiva devono suonare allo Sugar Shack di Monaco e decidono di viaggiare per tutta la notte. I quattro si infilano nei loro sacchi a peli nel retro mentre Paul McGuinness (il loro manager) guida. Deve superare il corridoio che passa per la Germania Est, ma in frontiera viene fermato, costretto a scendere e ad aprire il furgone. I soldati tedeschi trovano gli U2 addormentati, li fanno uscire e chiedono loro i documenti. Sono convinti siano cittadini dell’Est in fuga, come ricorda lo stesso Bono: “I nostri sacchi a pelo erano bagnati di condensa, fuori si gelava e dentro il furgone era umido. Sentimmo Paul (McGuinness) dire qualcosa in inglese, cercare di spiegare chi eravamo e poi ricordo che, una volta sceso, guardai questi soldati: solo in quel momento capii che avevano la nostra stessa età, l’unica differenza era che loro avevano i capelli corti. Quando ripartimmo iniziai a pensare a Stranger In A Strange Land.”
Preso un pezzo di carta iniziò a scrivere:

“Stranger, stranger in a strange land.
He looked at me like I
Was the one who should run.
We asked him to smile for a photograph
Waited a while to see
If we could make him laugh.
The soldier asked for a cigarette
His smiling face I can't forget.
He looked at me across the street
But that's a long way here.
Oh, and I wish you were here.
Oh, and I wish you were here.
Stranger, stranger in a strange land.
He looked at me like I
Was the one who should run.
I watched as he watched us
Get back on the bus
I watched the way it was
The way it was when he was with us
And I really don't mind sleeping on the floor.”

(Straniero, straniero in una terra straniera
Lui mi guardava come se io
Fossi il tipo che avrebbe potuto scappare.
Gli chiedemmo di sorridere per una fotografia
Aspettammo un po' per vedere
Se riuscivamo a farlo ridere.
Il soldato chiese una sigaretta
Il suo viso sorridente non posso dimenticarlo.
Mi guardava dall'altra parte della strada
Ma qui è una grande distanza.
Oh, ed io vorrei che tu fossi qui
Oh, ed io vorrei che tu fossi qui.
Straniero, straniero in una terra straniera.
Lui mi guardava come se io
Fossi il tipo che avrebbe potuto scappare.
Io guardavo mentre lui guardava noi
Ritornare sull'autobus
Guardavo come andavano le cose
Come andavano quando lui era con noi
E davvero non mi importa di dormire per terra).

Il titolo del brano ha un esplicito riferimento religioso; più dettagliatamente rimanda al versetto 16 del capitolo 2 dell’Esodo: si narra la vicenda di Mosè, che difende le sette figlie del sacerdote Madian dai pastori e le aiuta a far bere il loro gregge (notare il numero 7, che biblicamente indica l’infinito; le generazioni). Come ricompensa, Madian lo inviterà a mangiare con loro dandogli in moglie una delle sue figlie, Zippora:
“Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Gherson, perché diceva: “Sono un emigrato in terra straniera!”. (Es 2, 22)
In inglese:
“And she bare him a son, and he called his name Gershom: for he said, “I have been a stranger in a strange land”.

La conclusione del brano rivela l’interlocutrice a cui Bono scrive la lettera: Ali, la moglie rimasta a casa:

“But I couldn't sleep after what I saw
I wrote this letter to tell you
The way I feel.

Oh I wish you were here
Oh I wish you were here
To see what I could see
To hear
And I wish you were here.”

(Ma non riesco a dormire dopo ciò che ho visto
Ho scritto questa lettera per dirti
Come mi sento.

Oh, vorrei che tu fossi qui
Oh, vorrei che tu fossi qui
Per vedere ciò che ho potuto vedere
Per sentire
Ed io vorrei che tu fossi qui).




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