01 - Sunday Bloody Sunday

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01 - Sunday Bloody Sunday

Messaggio Da fabio.angioletti il Sab 15 Mag 2010, 16:11

Questo è il testo per eccellenza dell’impegno politico e di denuncia. Si narra dello sconcerto di fronte alla notizia del massacro definito “Bloody Sunday” (in gaelico: Domhnach na Fola) letteralmente "Domenica di Sangue".
Questo è il termine con cui si indicano gli eventi accaduti nella città di Derry, Irlanda del Nord, il 30 gennaio del 1972, quando il 1° Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, la maggior parte delle quali giovanissime, furono colpite a morte, mentre una quattordicesima persona morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all'investimento da parte di veicoli militari. Molti testimoni, compresi alcuni giornalisti tra i quali l'italiano Fulvio Grimaldi, affermarono che i manifestanti colpiti erano disarmati. Cinque vittime inoltre furono colpite alle spalle.
Nel 2003 un ex paracadutista inglese confessò di aver sparato a Barney McGuigan, che sollevava un fazzoletto bianco, uccidendolo.
Il governo inglese aprì diverse inchieste, ma mai nessuna fu compiuta e mai avvennero quantomeno le scuse ufficiali e il cordoglio ai parenti delle innocenti vittime di questa carneficina.



Bono commentò dicendo: “Mi fanno paura i confini e mi fanno paura le persone che sono pronte ad uccidere per il loro Paese. Anch’io sogno di vedere l’Irlanda riunita, ma non potrei mai puntare una pistola alla tempia di qualcuno per fargli cambiare idea. Ciò non toglie che Sunday Bloody Sunday parla di quella maledetta Domenica del 1972, per un semplice motivo: l’esercito inglese non si è mai scusato per il massacro che ha compiuto a Derry.”
Aggiunse poi: “Erano tempi pericolosi in Irlanda, il nazionalismo stava prendendo una brutta piega. Ero commosso dal coraggio di Bobby Sands, capivo che aveva impugnato le armi per difendersi, ma non mi sembrava il modo giusto. In quel periodo iniziammo ad avvertire una certa avversione per il tricolore irlandese e fu all’inizio di War che fummo costretti a riflettere su cosa significasse essere irlandesi. E poi, credevamo davvero nella non violenza? Fino a che punto era lecito difendersi?”
Domande pesanti come macigni! Domande di svolta personale e collettiva. Si era di fronte ad una svolta, quantomeno inizialmente personale.

La prima strofa si apre con il sentimento di profonda incredulità e sconforto per gli avvenimenti tragici accaduti a Derry, in quella maledetta Domenica di sangue:

“I can't believe the news today
I can't close my eyes and make it go away.
How long,
How long must we sing this song?
How long, how long?
'Cos tonight
We can be as one, tonight.

Broken bottles under children's feet
Bodies strewn across the dead-end street.
But I won't heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall.

Sunday, bloody Sunday.

And the battle's just begun
There's many lost, but tell me who has won?
The trenches dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart.

Sunday, bloody Sunday.”

(Non riesco a credere alle notizie oggi
Non posso chiudere gli occhi e farle andare via.
Per quanto,
Per quanto dovremo cantare questa canzone?
Per quanto, per quanto?
Perché stanotte
Noi possiamo essere uniti, stanotte.

Bottiglie rotte sotto i piedi dei bimbi
Corpi sparsi ai lati del vicolo cieco.
Ma non darò retta al richiamo alla lotta
Mi mette le spalle
Mi mette con le spalle al muro.

Domenica, maledetta Domenica.
E la battaglia è appena cominciata
Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto?
Le trincee scavate nei nostri cuori
E madri, figli, fratelli, sorelle
Separati.

Domenica, maledetta Domenica).

Sunday Bloody Sunday non è una canzone di dichiarazione di parte. Dal vivo veniva sempre preceduta dalle parole di Bono: “Non si tratta di un canto di rivolta”. Nonostante la profonda critica per l’avvenimento, gli U2 non volevano schierarsi apertamente per la causa repubblicana, con L’Ira e la posizione politica del Sinn Féin. Bono e la band si è sempre esposta per la speranza di vivere in un’Irlanda unita, ma non credevano nei mezzi usati per tentare di raggiungere questo obiettivo (come esposto nell’intervista). È piuttosto una canzone che descrive la reazione emotiva a quella che era obiettivamente una realtà politica spaventosa: “Quel che cercavo di dire con quella canzone è: ecco come stanno le cose, punto e basta” spiega Bono, che aggiunge:  “Sono disgustato! Quanto andrà avanti? È una considerazione. Non dice nemmeno che possa esserci una risposta.”

Ecco la strofa che presenta le domande che gli U2 fanno a loro stessi, alla loro nazione e a tutti:

“How long,
How long must we sing this song?
How long, how long?
'Cos tonight
We can be as one, tonight.
Sunday, bloody Sunday.”

(Per quanto,
Per quanto dovremo cantare questa canzone?
Per quanto, per quanto?
Perché stanotte
Noi possiamo essere uniti, stanotte.
Domenica, maledetta Domenica).

La cosa importante, ribadita dal gruppo più volte nel corso degli anni, era riuscire a porre domande giuste.
L’idea di esplorare quest’argomento venne da Edge, così come il collegamento fra quanto stava avvenendo in Irlanda del Nord e i sacrifici di sangue e la Risurrezione nella Domenica di Pasqua di Gesù. Il chitarrista racconta: “Bono era in viaggio di nozze. Scrissi la musica e mi venne in mente una bella idea per il testo, che presentai agli altri quando ci ritrovammo tutti insieme.”

Ecco la svolta di speranza e apertura che si dà nel testo. Proprio dall’intuizione di Edge, il testo cambia piega. Con alcuni prestiti dal profeta Isaia (il capitolo 6 e 25) comincia a prendere forma una nuova visione; una visione di svolta, di speranza:

“Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away.
I'll wipe your tears away.
I'll wipe your tears away.
I'll wipe your bloodshot eyes.”

(Asciuga le lacrime dai tuoi occhi
Asciuga le tue lacrime.
Asciugherò le tue lacrime.
Asciugherò via le tue lacrime.
Asciugherò i tuoi occhi arrossati).

La penultima strofa sottolinea un aspetto fondamentale (e molto attuale): l’assuefazione alla violenza dovuta dal bombardamento da parte dei mass-media. Bono afferma, in questa direzione: “La gente è diventata insensibile alla violenza, a forza di guardare la tv è impossibile dire cosa è vero e cosa è falso: sei lì che vedi Lee Marvin mentre uccide qualcuno in una scena di I Professionisti e subito dopo il telegiornale ti fa vedere qualcuno che muore. War vuole raccontare la realtà, le storie di famiglie vere distrutte dalla guerra. Per questo, anziché i carri armati o le pistole, in copertina abbiamo messo la faccia di un bambino.”

“And it's true we are immune
When fact is fiction and TV reality.
And today the millions cry
We eat and drink
While tomorrow they die.”

(Ed è vero siamo immuni
Quando la verità è romanzo e la TV realtà.
Ed oggi a milioni piangono
Mangiamo e beviamo
Mentre domani loro morranno).

La conclusione del testo riprende l’accostamento della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù con gli avvenimenti della diatriba tra repubblicani e unionisti che stavano lacerando l’Irlanda. La speranza che dopo il lungo calvario della patria, si possa aprire alla risurrezione della stessa, proprio come avvenne per Gesù.  Ecco come recita l’ultima strofa:

“The real battle just begun
To claim the victory Jesus won
On...
Sunday, bloody Sunday”

(La vera battaglia è appena cominciata
Per reclamare la vittoria che Gesù ottenne
In una...
Domenica, maledetta domenica).





Ultima modifica di fabio.angioletti il Mer 03 Lug 2013, 20:59, modificato 1 volta

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Re: 01 - Sunday Bloody Sunday

Messaggio Da saravox il Dom 16 Mag 2010, 22:12

This song is not a rebel song, this song is sunday bloody sunday :piccolo:
E che testo fantastico! Bel lavoro fabio!!
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Re: 01 - Sunday Bloody Sunday

Messaggio Da babymullen il Lun 17 Mag 2010, 16:27

eh si ,è davvero bellissima!

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Re: 01 - Sunday Bloody Sunday

Messaggio Da Unknown Caller il Mar 25 Mag 2010, 22:56

Come non poter parlare di "Sunday Bloody Sunday"?
"I can't believe the news today..."
Forse davvero il popolo irlandese non poteva credere alla novità targata Bono Vox & Company: marzo 1983, i 4 di Dublino si scoprono agli occhi di un'Irlanda lacerata da una sorta di guerra civile con un brano che rompe il ghiaccio, spacca la frontiere e abbatte i muri. Sunday Bloody Sunday. Questo il titolo del pezzo. Che gli U2 avevano carattere, questo lo si era capito dagli esordi. Ma che fossero in grado di prendere in mano una situzione disastrosa come quella dell'Irlanda del tempo, forse in pochi l'avevano capito. Sunday diventa da subito la Domenica. La domenica degli U2, portati dai giardini ai colli dell'Olimpo: diventano il manifesto di un popolo, l'inno di tanti uomini uniti in una sola voce. Una voce che non vuole essere di rivolta. Un brano che non è un ribelle.
E Bono ci tiene a chiarirlo.
"This song is not a rebel song. This song is Sunday Bloody Sunday"
No Paul, assolutamente. La tua song non vuole essere il contrasto netto ad un goverso forse cieco e brutale. Vuole solo commentare, aprire gli occhi e unire i cuori contro coloro che spesso non si accorgono di averne uno. La tua canzone si staglia maestosa, con presunzione e determinazione sulle anime in pena di quella maledetta domenica, di quel 30 gennaio 1972, di quel giorno in cui 14 persone di una pacifica folla manifestante furono uccise dall'esercito inglese. E' una denuncia Sunday Bloody Sunday. Una denuncia.
La primogenita di "War" è il trampolino di lancio dei dubliners, che entrano duri nella scena del rock internazionale. La canzone, a differenza di quanto Bono affermava prima di suonarla live, in un senso stretto è una sorta di larga protesta. Va intesa come protesta non della violenza in genere, che gli U2 non possono far altro che sottolineare, ma come protesta di QUELLA violenza, di quella situazione, unico ritornello di un'Irlanda devastata e palesemente in crisi. Tra l'altro la conferma che in realtà la song celi un lato di reazione è data proprio da una frase portante del testo: "How long must we sing this song?". La grida Paul, la gridano gli U2, la griderà un popolo. La gridano tante anime che sono stanche di subire una crisi interna così lacerante. This song is not a rebel song? Forse Bono non sa dire le bugie.
"Tonight we can be as one."
Si commenta da se. E' indubbiamente l'inno irlandese questa sunday. Maledettamente gloriosa, suscita brividi e scuote i pensieri. Da un piano prettamente concreto, ossia quello di narrare e denunciare un quadro politico insostenibile, gli U2 passano ad uno prettamente astratto, ponendosi però come realizzatori di sogni: propongono, anzi si propongono, creano e cercano di disegnare a suon di batteria un futuro. Un futuro dove tutti sono una cosa sola. Idea che il caro Vox non abbandonerà, e che porterà nei suoi pensiere lavorativi fino all'esordio da titolare di ONE. E' questo che ha sorpreso. La capacità di 4 giovani artisti di porsi al di sopra del reale per rendere concreto quello che in realtà sembrava essere intoccabile all'uomo: easy, be as one.
"The real battle just begun, to claim the victory Jesus won...on...Sunday Bloody Sunday"
Si la battaglia era appena cominciata. Ma gli U2 l'hanno vinta. Una scommessa vinta in partenza. Forse sono riusciti a reclamare la vittoria che Gesù vinse nelle sue domeniche. Sono un manifesto. Semplicemente sono i creatori di Sunday Bloody Sunday. Vi amiamo quando sentiamo sulle note del brano n1 di War che ci asciugherete le lacrime. Vi amiamo perchè dopo il 1983 noi sappiamo che lo sapete fare. Wipe our tears away...
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Re: 01 - Sunday Bloody Sunday

Messaggio Da fabio.angioletti il Lun 08 Lug 2013, 18:26



Enniskillen, Irlanda del Nord. 8 novembre 1987. le 10 e 43. Quella sera in città si sarebbe dovuta svolgere la Remembrance Day, una parata per ricordare i caduti inglesi e irlandesi della Seconda Guerra Mondiale. La cerimonia era quasi al via, quando una bomba dell'IRA fece esplodere un edificio vicino. Quella sera gli U2 sono in concerto a Denver. Bono apprende la notizia e - ancora sconvolto - durante Sunday Bloody Sunday fa un feroce discorso d'attacco all'IRA:

"And let me tell you somethin'. I've had enough of Irish Americans who haven't been back to their country in twenty or thirty years come up to me and talk about the resistance, the revolution back home...and the glory of the revolution...and the glory of dying for the revolution. Fuck the revolution! They don't talk about the glory of killing for the revolution. What's the glory in taking a man from his bed and gunning him down in front of his wife and his children? Where's the glory in that? Where's the glory in bombing a Remembrance Day parade of old age pensioners, their medals taken out and polished up for the day. Where's the glory in that? To leave them dying or crippled for life or dead under the rubble of the revolution, that the majority of the people in my country don't want. No more!"

(E lasciate che vi dica qualcosa. Ne ho abbastanza di irlandesi americani che non sono più stati nel loro paese da venti o trent'anni venire da me e parlare della resistenza , il ritorno a casa della rivoluzione ... e la gloria della rivoluzione ... e la gloria di morire per la rivoluzione. Fanculo la rivoluzione! Essi non parlano della gloria di uccidere per la rivoluzione. Dov'è la gloria nello strappare un uomo dal suo letto e sparargli davanti a sua moglie e ai suoi figli? Dov'è la gloria in questo? Dov'è la gloria nel bombardare il Remembrance Day, la sfilata di pensionati con le loro medaglie tolte e lucidate per la giornata. Dov'è la gloria in questo? Lasciarli morire o paralizzarli per tutta la vita o li seppellisci sotto le macerie della rivoluzione, che la maggioranza delle persone nel mio paese non vuole. Mai più!)

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Re: 01 - Sunday Bloody Sunday

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